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C.d.a.l. - Monreale
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Documenti della consulta
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La Consulta diocesana, in continuità con le esperienze precedentemente maturate, ha perseguito, nell’anno pastorale 2005/2006, i seguenti obiettivi:
In relazione al primo punto, possiamo dire che é cresciuta l’amicizia tra i responsabili delle varie realtà, grazie ai frequenti contatti e soprattutto alle due iniziative unitarie, quella del 2005 (La I Giornata delle aggregazioni laicali) e quella del 2006 (La veglia “Aspettando Pentecoste”), che hanno avuto risonanze molto positive. Si é portata a termine, inoltre, la pubblicazione del sito internet della consulta e si é provveduto al suo aggiornamento, in modo da farlo diventare una sorta di bacheca delle aggregazioni laicali. Nel corso dell’anno si sono svolti tre incontri di Consulta, che hanno visto la partecipazione di circa due terzi delle realtà rappresentate; queste sono ormai una quarantina, dal momento che altre associazioni hanno chiesto di farne parte. Oltre alle necessarie comunicazioni ed alle esigenze organizzative, in ognuno degli incontri si é cercato di dare anche degli stimoli di tipo formativo, presentando i principali documenti pastorali dell’anno: la lettera del vescovo “Amiamo la nostra Chiesa” e la traccia preparatoria al convegno ecclesiale di Verona “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”. La consulta ha poi dato anche un contributo al cammino di preparazione verso Verona, collaborando all’organizzazione di uno dei convegni di vicariato, quello riguardante l’ambito della Cittadinanza. Il momento forte dell’anno é stato però l’incontro di preghiera in cattedrale, in preparazione al raduno di Pentecoste in Piazza S. Pietro. La veglia ha visto una numerosa partecipazione, che ha fatto rivivere l’esperienza di incontro del 3 luglio 2005, sebbene con un taglio più di preghiera. Attraverso i canti, le letture, le preghiere, si é cercato di coinvolgere tutte le realtà, in modo che ciascuno potesse riconoscersi e sentirsi, col proprio carisma, pietra viva nella Chiesa di Dio. Significativi anche i segni utilizzati: il lucernario che ha aperto la veglia e l’intronizzazione dell’icona di Maria, per sottolineare la sua presenza nel cenacolo di Pentecoste. L’aspetto più significativo é stato però ritrovarsi attorno al vescovo, per ascoltarne le indicazioni pastorali e per testimoniargli l’affetto filiale e la disponibilità a farsi strumenti di comunione nelle varie realtà, parrocchiali e non. A proposito di ciò, in un altro momento piuttosto difficile per la vita diocesana, il comitato di segreteria ha voluto anche testimoniare stima ed affetto all’Arcivescovo con una lettera scritta a nome di tutta la Consulta che voleva essere un impegno a costruire e testimoniare l’unità. Oltre a richiamare il raduno del santo Padre con i movimenti, in Piazza S. Pietro, la veglia é servita anche a solennizzare l’inizio della novena di Pentecoste, invitando implicitamente le comunità parrocchiali a continuarla e a viverla con più partecipazione. L’esito positivo farebbe spontaneamente pensare di ripetere questo momento, facendolo diventare un appuntamento annuale; tuttavia, la scelta della consulta sembra essere quella di puntare ogni anno su una sola iniziativa unitaria; queste due diverse esperienze perciò, l’incontro di preghiera in cattedrale e la giornata delle aggregazioni laicali potrebbero avvicendarsi, in modo da essere riproposte ad anni alterni e da caratterizzare e “ritmare” l’attività della consulta stessa. Il comitato di segreteria Sintesi dell’attività svolta nell’anno pastorale 2004/2005 La Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali, si è ricostituita il 1° ottobre 2004, ed è attualmente composta da 37 realtà associative. In occasione del primo incontro, si è proceduto alla nomina del segretario, all’elezione del comitato di segreteria e dei rappresentanti nel Consiglio Pastorale diocesano ed è stato inoltre avviato un primo confronto sul lavoro da portare avanti nel corso dell’anno, accogliendo le indicazioni pastorali date da S.E. Mons. C. Naro nel documento "Diamo un futuro alle nostre parrocchie". Da Ottobre a Giugno vi sono stati in tutto cinque incontri: 1 Ottobre, 13 Dicembre, 4 Marzo, 4 Maggio, 20 Giugno. Obiettivi prioritari sono stati, lo scorso anno: Avviare un percorso di conoscenza e di collaborazione tra le aggregazioni laicali. Attivare una riflessione sulle urgenze missionarie nella nostra Chiesa diocesana, come richiesto dall’Arcivescovo stesso già dal primo incontro, dando eventuali indicazioni circa i metodi ed i mezzi ritenuti più efficaci per l’annuncio del Vangelo, specie in quegli ambiti sociali più specificamente laicali. Vivere un momento unitario, attraverso l’organizzazione di una I giornata delle aggregazioni laicali, poi realizzata il 3 luglio scorso. In relazione al primo obiettivo, si è curata, nei vari incontri di consulta, la presentazione di alcune realtà aggregative, con l’intenzione di esaurirne il numero nel corso del tempo. E’ stata inoltre distribuita una scheda per la raccolta dei dati relativi ad ogni associazione/movimento, al fine di creare banca dati consultabile, nell’immediato futuro, anche sul sito internet della consulta, attualmente in via di pubblicazione. Il cammino di conoscenza ha poi ricevuto maggiore impulso dall’organizzazione della giornata del 3 luglio che, coinvolgendo, a vario titolo, tutte le realtà, ne ha anche fatto emergere il carisma specifico. In relazione al secondo obiettivo, sono state distribuite ai membri, come traccia per la riflessione, delle schede da compilare, il cui contenuto è poi confluito nel documento unitario "Insieme verso le nuove frontiere della missione" che ha fornito anche il tema per la I giornata delle Aggregazioni laicali. Anche i vari ambiti di lavoro previsti per la giornata hanno perciò riguardato alcune delle priorità individuate: dal tema più generale della trasmissione della fede e del contributo che ad essa possono dare le associazioni ed i movimenti, agli ambiti specifici (Famiglia, giovani e ragazzi, economia, legalità e cultura) in cui l’impegno missionario si esplica e si concretizza nelle forme del servizio, dell’impegno educativo, delle relazioni interpersonali e sociali. Soddisfacente il risultato di questa prima iniziativa comune, che ha visto la partecipazione di circa 1200 persone, in rappresentanza di quasi tutte le realtà associative ed ha raccolto pareri e risonanze molto favorevoli, sia per l’interesse dei temi affrontati che per il clima cordiale e fraterno instauratosi. Con le immagini e le interviste della giornata è stato prodotto, infine, un DVD che – speriamo – possa essere messo presto in circolazione.
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"Insieme verso le nuove frontiere della missione" Relazione sulle urgenze pastorali Anno pastorale 2004-2005
Premessa La presente relazione costituisce una sintesi del lavoro di riflessione svolto quest’anno dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali sul tema delle urgenze pastorali nella nostra Arcidiocesi. All’inizio dell’anno pastorale, è stata consegnata ad ogni membro della consulta una scheda che chiedeva di confrontare, relativamente agli ambiti indicati, la realtà della nostra chiesa locale con quella più ampia della Chiesa Italiana, quale si ricava dal Documento della CEI "Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia" e di approfondire lo studio del documento di Mons. Cataldo Naro,"Diamo un futuro alle nostre parrocchie" specie in relazione alle sue indicazioni su una pastorale integrata ed integrale. 10 associazioni hanno risposto producendo un lavoro; negli altri casi, il comitato di segreteria ha ritenuto di non dovere sollecitare ulteriormente, rispettando la difficoltà, dal momento che anch’essa costituisce un dato che può essere variamente letto ed interpretato. La Consulta è, infatti, nella nostra Arcidiocesi una realtà giovane, che può certamente dare un contributo alla formazione di un laicato maturo ma che è anche consapevole di essere solo all’inizio di un percorso che ha bisogno di tempo, energie, entusiasmo per produrre i suoi frutti. La sfida per ogni associazione è quella di uscire da una forma di "isolamento", per entrare in un circuito più ampio di comunicazione e condivisione, che spinga a conoscere meglio la realtà diocesana nel suo complesso e ad assumerne consapevolmente i bisogni e le attese, in collaborazione con il Vescovo e con il presbiterio. In questo senso, è lecito chiedersi chi sono i destinatari del presente documento, a chi cioè abbiamo voluto indicare le "nuove frontiere della missione"; certamente non soltanto al Vescovo o ai sacerdoti che le conoscono già, anche se riteniamo che possa essere utile guardare ai problemi con l’ottica del laicato che molto spesso è "oggetto" dell’azione e delle scelte pastorali. I primi destinatari piuttosto siamo noi stessi, nel senso che questo lavoro comune può spingerci ad una maggiore presa di coscienza e ad una maggiore assunzione di responsabilità nel compito di trasmissione della fede che appartiene alla Chiesa nel suo complesso. Anche per i movimenti e le associazioni vi è infatti il rischio, dopo un po’ di anni, di perdere il dinamismo che è loro proprio ed il contatto con la realtà concreta che ci interpella continuamente ed esige risposte nuove. Il recente risultato della proposta referendaria sulla legge 40/’04, in parte determinato dalla mobilitazione del laicato impegnato e favorito anche dal lavoro di organismi quali la Consulta Nazionale delle Aggregazioni laicali e di quelle diocesane, ci incoraggia a proseguire in questo cammino di conoscenza reciproca e di collaborazione, in vista dell’unica missione evangelizzatrice della Chiesa. Stimoli nuovi ci attendiamo anche dall’ormai prossima Giornata delle aggregazioni laicali, la prima di questo genere e che potrebbe aprire anche altre prospettive in vista del nuovo anno pastorale. In questo senso, anche il presente documento costituisce solo una base di lavoro ed ha certamente un carattere aperto, prestandosi a successive integrazioni. Proprio per questo abbiamo preferito lasciarlo in questa forma un po’ frammentaria, come di semplici appunti sui temi-chiave che la scheda proposta indicava. Primo annuncio In linea generale, ne sono destinatari: I fanciulli in età scolare che chiedono di accostarsi alla prima Comunione e con essi i genitori che devono accompagnare i propri figli. I ragazzi e i giovani che chiedono il sacramento della Confermazione, ma che trovano difficoltà ad inserirsi pienamente nella vita della Chiesa e ne rimangono, dopo la Cresima, ai margini. Coloro che non hanno ricevuto il Battesimo da piccoli o che provengono da altre religioni. Tutti coloro che hanno ricevuto il battesimo e si sono allontanati o hanno affievolito la loro fede e necessitano di una riscoperta dei valori e della vita cristiana. Quest’ultimo è uno dei fenomeni più ricorrenti nei nostri ambienti, caratterizzati da una lunga tradizione cristiana e spesso, compito primario delle aggregazioni laicali, è quello di "rievangelizzare i battezzati". Ancora forte è nel nostro territorio il coinvolgimento delle folle nelle grandi manifestazioni religiose legate alle tradizioni popolari. Questo patrimonio non va assolutamente disperso, piuttosto andrebbe indirizzato verso un rinnovato approccio con la fede, intesa non come semplice sentimento religioso ma come valore da scegliere perché fondamentale per la vita dell'uomo. Per tanti si tratta di incontrare la persona di Cristo in tutta la sua dirompente bellezza e di conoscerlo attraverso un rapporto più vivo con la Sacra Scrittura. In questa direzione possono fare molto le proposte che vengono dai movimenti specie se questi accettano di dialogare anche con le espressioni più tradizionali della fede. Non mancano esperienze in tal senso: ad esempio, momenti di evangelizzazione (anche attraverso la musica cristiana) inseriti nelle feste patronali, animazione e rivitalizzazione delle processioni attraverso una preghiera opportunamente guidata, ecc… Sono ancora pochi invece i casi di adulti che chiedono il battesimo, o perché provenienti da altre religioni o perché non battezzati da piccoli; il problema comincia ad affacciarsi però anche nei nostri paesi, soprattutto dove c’è una maggiore presenza di immigrati. Rimane fondamentale comunque dare qualità al cammino ordinario di iniziazione cristiana coinvolgendo, attraverso i ragazzi, le famiglie e valorizzando quei momenti che precedono la celebrazione di un sacramento. Un altro mezzo con cui é possibile raggiungere le famiglie é l'operato dei ministri straordinari della comunione. Infatti, pur essendo questo ministero indirizzato primariamente agli anziani e agli ammalati, diviene spesso occasione per attuare una sorta di evangelizzazione "trasversale" che finisce per coinvolgere anche tutta la famiglia.
Pastorale familiare Negli ultimi anni c’è stata certamente una crescita di attenzione nei confronti della famiglia ma essa non è ancora sufficiente se paragonata ai bisogni; in generale, l’impressione è che si tenda ad assorbirla nella pastorale parrocchiale piuttosto che orientare di più tale pastorale in direzione delle esigenze e dei ritmi della famiglia. Alla famiglia dovrebbe riconoscersi la centralità nella pastorale ordinaria, come più volte affermato nei documenti del Magistero del Papa e dei nostri Vescovi. Ciò stenta ancora a realizzarsi nel concreto della prassi parrocchiale, a causa di una carente formazione in questo senso non soltanto dei presbiteri, ma anche delle stesse famiglie. Vige ancora una "cultura" pastorale incentrata sull'iniziazione cristiana dei ragazzi e sulla pietà popolare degli adulti, che si esprime nelle grandi manifestazioni legate alle tradizioni del territorio. Nella vita ordinaria di tante comunità parrocchiali, le famiglie e, in generale, il laicato, vivono ancora un'esperienza di chiesa stando ai margini. Fanno eccezione quelle comunità in cui vi è la presenza di un movimento laicale capace di collaborare con il parroco per una più incisiva opera di evangelizzazione o quelle in cui il parroco adotta una linea pastorale incentrata sulla formazione dei laici e in primo luogo di quelli più vicini, cui affidare la responsabilità di specifici ambiti. Ciò che urge, quindi, è che alla famiglia venga riconosciuto il proprio ruolo di soggetto di pastorale, oltre che di destinataria dell’azione evangelizzatrice, e per questo occorre una più decisa, seria e costante attività di formazione progettata a livelli extra parrocchiale (in questo potrebbe inserirsi l'intervento di movimenti e associazioni laicali), interparrocchiale e parrocchiale, quest'ultimo attraverso lo strumento del gruppo famiglia (piccolo gruppo di coppie, piuttosto omogeneo, che per qualche anno fa un cammino autonomo di crescita umana e cristiana attraverso la guida di sussidi ad hoc). La pastorale familiare inoltre è alquanto complessa e diversificata: gli aspetti più carenti riguardano la cura dei separati; mentre un campo poco esplorato è quello dei vedovi e delle persone sole.
Giovani e pastorale vocazionale Da una maggiore formazione delle famiglie possono derivare notevoli sviluppi anche sul piano della pastorale giovanile e vocazionale. Le nuove generazioni hanno bisogno di toccare con mano un cristianesimo autentico, vissuto nell'ambiente domestico e soprattutto nelle comunità cristiane. Un cristianesimo portatore di speranza e di unità, nella nostra società sempre più vecchia e disgregata, perché individualista; un cristianesimo coraggioso, perché pienamente fondato sulla sequela di Gesù e sull’ascolto della Sua Parola e capace di rinnovare gli ambienti e la cultura. Non possiamo sperare in nuove vocazioni al sacerdozio o alla vita consacrata, se non purifichiamo i nostri ambienti dallo smog del relativismo etico e della cultura edonistica. L’iter di maturazione di una vocazione è spesso lungo e misterioso, dal momento che rimane opera dello Spirito Santo. E’ difficile dire come incontri, esperienze, situazioni contribuiscano a far scoprire la propria chiamata…. Una pastorale vocazionale è perciò, innanzi tutto, una pastorale ordinaria, volta ad accompagnare in tutte le tappe di crescita e specie nei momenti più importanti dell’iniziazione cristiana. Essa non può quindi ridursi a sporadiche giornate, né affidarsi solo alle iniziative varie di Istituti religiosi presenti nel territorio, ma va portata avanti, in modo esplicito, da ogni presbitero e anche da catechisti, da famiglie, da educatori cattolici. Non si parla quasi mai di vocazione, della bellezza del Sacerdozio e della vita consacrata e non è affatto scontato che, anche nell’ambito di famiglie che si dicono cristianamente impegnate si sia disposti ad accogliere e coltivare il dono della vocazione. Bisogna perciò che cresca, negli ambienti cristiani la sensibilità verso questo problema. Importante è inoltre educare a sentire la voce dello Spirito dentro di sé attraverso una crescita nella preghiera e nel rapporto personale con il Signore e, riguardo a ciò, possono essere utili anche esperienze forti ed itinerari particolari, quali quelli proposti da associazioni e movimenti che vanno ad integrare la pastorale ordinaria. Iniziative specifiche, quali giornate di ritiro o momenti di ascolto e condivisione, sono importanti soprattutto in una fase di orientamento e di scelta, quasi sempre travagliata e difficile. A tal fine si potrebbe creare, a livello diocesano, una equipe di varie componenti qualificate e diversificate, senza dimenticare che il giovane va prima di tutto amato e raggiunto là dove si trova, non solo nel senso geografico, ma anche metaforico, dov’è col suo cuore, coi suoi problemi, col suo mondo, facendoselo amico, ascoltandolo, mostrandogli non tanto con le parole quanto con la vita la bellezza del dono a Dio e ai fratelli, mostrando non l’affermazione dell’io, ma la donazione generosa e gratuita che rende felici. Sarebbe necessario anche una maggiore presenza del Seminario nelle comunità parrocchiali (attraverso incontri, momenti di preghiera, ecc…) come pure nei momenti significativi vissuti da associazioni e movimenti che operano in ambito giovanile. Per quanto riguarda, più in generale, la pastorale giovanile, oltre ai problemi ed alle condizioni psicologiche proprie dei giovani in genere, nel nostro territorio ha una forte incidenza il problema del lavoro che spesso costringe ad allontanarsi e fa perdere anche il legame con la propria comunità ecclesiale di appartenenza con la difficoltà di legarsi ad un’altra. Un problema tipico degli ambienti giovanili, certamente in crescita anche nei nostri paesi, è costituito dalla progressiva diffusione dell’uso di alcolici e di droghe anche negli ambienti di paese, ma il fatto che in nessuna scheda questo argomento sia stato approfondito è indice di una difficoltà a conoscerne la reale incidenza. Sembra anche molto importante un’ adeguata educazione alla sessualità, sia per le famiglie che per i giovani, in un momento storico in cui una certa cultura tende ad proporre come normalità dei modelli comportamentali disgreganti per la persona. Un vantaggio, nei piccoli centri, potrebbe essere dato dalla mancanza di forti strutture di socializzazione nel territorio che potrebbe permettere alle parrocchie di recuperare un ruolo in tal senso. Gli educatori spirituali e gli animatori in questo campo sono però troppo pochi; si nota in generale un problema di linguaggio. Spesso il linguaggio spirituale che si parla è poco adatto ai giovani. Sarebbe importante riuscire a muovere tutte le energie giovanili disponibili in direzione dell’evangelizzazione, dal momento che sono i giovani i migliori evangelizzatori di altri giovani. Bisogna ripensare una pastorale della scuola e rendere più serio ed incisivo anche l’insegnamento della religione cattolica che può essere un momento importante di crescita e che in qualche caso viene vanificato da un approccio superficiale ed inadeguato.
Nuove povertà
Rapporto fede/vita
Vie nuove e ministerialità Una via nuova é l’incidenza, non solo teologica o filosofica, ma anche culturale e sociale dei nuovi carismi di spiritualità e di evangelizzazione, non sempre però adeguatamente valorizzati. L’impegno dei laici più richiesto è quello della catechesi parrocchiale; mentre sono poco esplorati altri ambiti che riguardano l’evangelizzazione dei lontani e degli ambienti sociali nei quali si dovrebbe esprimere maggiormente l’indole secolare: economia, diritto, cultura, politica... Ciò deriva però anche da una carenza di laici veramente preparati e motivati che sappiano trovare forme incisive di testimonianza. Anche per le aggregazioni laicali è spesso più facile organizzare attività religiose che dialogare con il mondo. Servirebbero inoltre più animatori capaci di servirsi in modo creativo dei nuovi mezzi di comunicazione sociale, soprattutto di internet, anche se negli ultimi anni è cresciuta, anche nella nostra diocesi la presenza di siti cristiani. Si può però ancora fare di più, specie nella pastorale giovanile. Ciò richiede certamente un minimo di competenze informatiche ma anche amore per il vangelo e desiderio di annunciarlo; potrebbero essere utili dei momenti formativi per webmasters cristiani (esperienze che già si fanno a livello nazionale) perché ciò potrebbe servire a trasformare in evangelizzatori alcuni giovani delle nostre comunità parrocchiali che hanno delle competenze specifiche e che sono in genere molto attirati da questo ambito.
Conversione pastorale
Corresponsabilità
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